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IL MONTE NEBO E IL FRATE ARCHEOLOGO

Il Memoriale di Mosè sul Monte Nebo in Giordania ha aperto le porte al mondo, il santuario francescano della Custodia di Terra Santa è tornato a splendere al pubblico in una nuova veste. Pochi giorni fa l’inaugurazione, la celebrazione religiosa ed una festa. Con un concerto nella basilica dove è stato installato per la prima volta uno strumento dal suono magico, un organo a baule opera dell’artigiano pisano Nicola Puccini: “Un piccolo strumento molto compatto ma di grande sonorità e dalle svariate sfumature, che ho costruito personalmente nel mio laboratorio a Migliarino Pisano nella tenuta Salviati e poi spedito ad Amman per essere trasportato e collocato definitivamente nella basilica”. Se il Memoriale di Mosè ha assunto una sua precisa caratterizzazione sia come luogo di pellegrinaggio che di sito archeologico lo si deve all’immenso lavoro di padre Michele Piccirillo: il frate archeologo, l’uomo che parlava alle pietre, l’Indiana Jones con il saio come è stato descritto in molti libri. Nel corso degli anni Piccirillo ha portato alla luce restaurando alcuni tra i più importanti mosaici della Terra Santa. Avviando l’opera di ricostruzione del sito giordano con energia e straordinaria competenza, nel solco della tradizione francescana iniziata da padre Virgilio Corbo anni prima. Padre Michele si è spento il 26 Ottobre del 2008 a Livorno all’età di 64 anni, a causa di una devastante malattia e oggi riposa tra le pietre del Monte Nebo, nella sua “amata casa”. Il lavoro di conservazione e protezione delle rovine dell’antico monastero, inclusi i meravigliosi mosaici, è continuato dopo la scomparsa di Piccirillo tra mille difficoltà e ritardi. Come ci ha raccontato Carla Benelli, storica dell’arte e assistente di Piccirillo: “Il Memoriale è spettacolare e i resti antichi sono protetti e valorizzati in modo eccellente. All’inaugurazione la gioia dell’apertura e la bellezza del luogo hanno creato un’atmosfera magica. Ho vissuto la giornata con un profondo senso di gratitudine per Padre Michele, pensando a come tutto il nostro lavoro di conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale della regione sia stato avviato da lui, sentendo la sua forte presenza ma anche con grande nostalgia, per l’insostenibile peso della perdita”. Anche per chi scrive quel piccolo frate è stato un pozzo di nozioni ed un caro amico. Maestro severo ma dal carattere amabile e spiritoso. Inseparabile dal suo taccuino, dove fino all’ultimo ha scritto appunti o disegnato schizzi. A molti raccontava con parole semplici il suo stato d’animo durante gli scavi al Nebo. Quando sentiva che il mosaico era vicino fermava tutti e da solo proseguiva il lavoro: “prendeva in mano la cazzuola e delicatamente toglieva la terra, fino a che non arrivava a quella superficie dai mille colori”. Una persona indimenticabile che ha saputo, con lungimiranza, intuire le vie del dialogo da percorrere attraverso la storia, la cultura e la fede.