OGGI NON E’ UN GIORNO COME GLI ALTRI

La Shoah è la più grande malvagità coscienziosamente premeditata da una nazione ideologizzata. La storia delle vittime dello sterminio nazista è una ferita aperta nella civiltà. È la storia innegabile di milioni di ebrei esposti ad abusi allucinanti. Internati nei lager, dove i vivi erano fantasmi. Costretti a muoversi a testa bassa passo dopo passo, camminando lungo il perimetro di un cerchio senza speranza che sprofondava nell’abisso delle tenebre. Trattati come bestie da macello, annichiliti in ogni forma possibile ed inimmaginabile. Obbligati ad indossare una divisa carceraria che era un testamento, lascito passato inesorabilmente dall’uno all’altro, camicie lise, colorate dalla stella gialla cucita sul petto. Vincolati al lavoro forzato. Ridotti a esseri scheletrici, affamati. I sopravvissuti sono testimoni di quanto non avrebbe mai dovuto accadere. Sono stati marchiati a vita con un numero, tatuato sul braccio. Attraversati, toccati dal peggiore incubo. Svuotati, cambiati per sempre. Nelle loro orecchie hanno risuonato come un boato stridente gemiti, preghiere, suppliche. Il naso si è impregnato dell’irrespirabile e stagnante puzza della putrefazione, del marcio, della decomposizione dei corpi. La loro pelle è stata imbevuta di sudore, lacrime, sangue. Hanno sopportato lo spettro incombente della morte. Hanno visto scendere dal cielo la polvere dei resti di esseri umani gassati e poi ammucchiati. Volti perduti di donne, bambini, anziani accostati in un ultimo lungo silenzioso abbraccio prima che venissero avvolti dalle fiamme dei forni dei campi di concentramento. Hanno sopportato le risate dei sadici aguzzini. Inermi hanno visto le scene di parenti ed amici lasciati azzannare dai cani per puro divertimento, bastonati per gioco, fucilati o impiccati per macabro gusto. Sono morti non una ma mille volte. Torturati. Selezionati. Cavie da laboratorio per la ricerca nazista. Pesati e misurati. Stuprati in ogni orifizio. Inoculati da fiale di virus, drogati, colpiti da scariche elettriche. Vivisezionati e amputati. Gli organi smembrati e conservati, riposti in bella mostra nelle teche. Schiavizzati brutalmente. Non hanno ricevuto nessuna compassione, nemmeno la possibilità di appellarsi ad un ultimo desiderio da condannato. Non c’è rimorso salvifico che tenga, il crimine commesso nei loro confronti è troppo grande ed ingiusto. Non potrà esserci clemenza per quell’abominio. Non c’è risarcimento commensurabile per aver affrontato e sopportato un destino inumano, vissuto attimo dopo attimo. Per essere stati fatti cadere in una realtà di miseria mentale. Impossibile offrire il perdono quando si è trattato qualcuno da rifiuto, trasformandolo in spazzatura. Il Giorno della Memoria è un momento di ricordo e riflessione, non di scuse tardive e caritatevoli. Se abbiamo un minimo di dignità liberiamoci della truce mistificazione negazionista che aleggia. Almeno questo glielo dobbiamo.

FASCISMO TRUMPIANO

La storia ci insegna che c’è protesta e protesta, c’è una profonda differenza tra legittimo dissenso e il tentativo, sleale, di demolire alle fondamenta le istituzioni. L’assalto al cuore politico di Washington è un attentato alla democrazia e non può essere messo sullo stesso piano dei tumulti nelle Università dell’Oriente. I seguaci di Trump rappresentano una generazione di protofascisti, violenti squadristi con valori pericolosi, esempio sconcertante ed inquietante di inciviltà vandalica. Altra cosa sono le dimostrazioni che nel 2020 hanno dato voce agli studenti. A Nuova Delhi lo scorso Dicembre la polizia è entrata in un campus armata di scudi e manganelli, sparando lacrimogeni, picchiando ed insultando chi criticava le decisioni incostituzionali del governo, che mettono a rischio la laicità dell’India. In Turchia la polizia in assetto antisommossa ha disperso con la forza i manifestanti all’ingresso dell’Università Bogazici. A Istanbul lottano per mantenere l’indipendenza dell’istruzione e non accettano la nomina voluta personalmente dal Sultano Erdogan del nuovo rettore, Melhi Bulu. Esponente del partito islamista AKP del presidente e considerato un fedelissimo di corte. Le politiche di Erdogan hanno fatto scendere le tenebre sul Bosforo. La porta verso l’Asia è diventata un pozzo senza fondo di ingiustizie e soprusi con arresti indiscriminati e il permanente bavaglio alla stampa. La vendetta, dopo il fallito colpo di stato, non ha riguardato solo i protagonisti ma tutta l’opposizione, tacciata di terrorismo. Ad Hong Kong dopo mesi di contestazioni è l’ora del “ritorno” all’ordine, imposto dal governo locale e sollecitato dalle pressioni della Cina. Nell’ex colonia britannica con il nuovo anno decine di attivisti sono stati arrestati con l’accusa di attentare “al potere e allo stato”. Incolpati di essere traditori al servizio di potenze straniere e pericolosi sovversivi.

A Teheran un’anno fa veniva repressa la rivolta degli atenei, che ciclicamente contestano la brutale dittatura degli ayatollah, rischiando la vita. La miccia che allora fece scattare la piazza iraniana fu l’abbattimento di un velivolo civile. A Bangkok il movimento studentesco ha preso un periodo di pausa festiva, stop ai cortei fiume che hanno attraversato e colorato pacificamente la capitale. Promettono di non arrendersi e voler tornare con maggiore intensità nel nuovo anno. In questi mesi i giovani thailandesi sono arrivati persino a sfidare il re Maha Vajiralongkorn, mettendone in discussione assurdi privilegi di casta. Invocano una nuova costituzione ed elezioni libere per l’antico Siam. Nell’era della pandemia la passione, e il sogno, per la democrazia non è venuta meno. Il virus ha imposto misure restrittive, talvolta strumentalmente manipolate dalle dittature per silenziare il dissenso. In altri casi ignobilmente si è scelto di negare il coronavirus, e dare adito ad allucinanti e vergognose teorie del complotto. Tesi fallaci e criminali. Trump ci ha lasciato anche questo triste ricordo.