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	<description>Fauda e Balagan. Un blog di Alfredo De Girolamo ed Enrico Catassi</description>
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		<title>FINE CRISI GRECA</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Aug 2018 08:59:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Atene è finalmente e ufficialmente uscita dalla crisi, ha presentato conti risanati e programmi di riforme apprezzate. È la fine del “commissariamento” dei creditori. La troika &#8211; Bce, Commissione europea e Fondo monetario internazionale &#8211; simbolo per eccellenza dell&#8217;austerità, esposto per 242 miliardi di euro nel salvataggio della Grecia, ha fatto il suo tempo e allenta il cappio, imposto dall&#8217;inflessibilità di Parigi e Berlino.<br />
Nel Paese l&#8217;economia è ripartita di slancio: 1,4 per cento nel 2017 con la previsione del 2% per il 2018. Il tasso di disoccupazione è sceso al 19,5%. Sono passati dieci anni da quando il debito ellenico volava a 367 miliardi. Le cause del crack erano sostanzialmente i frutti di 40 anni di finanza creativa, trucchi contabili, clientelismo, evasione fiscale e spese pubbliche senza freni. Per non parlare di una olimpiade che dissanguò le casse, invece di generare profitti. È stata la crisi più grave dell’epoca contemporanea, con un debito cinque volte superiore a quello che nel 2001 mandò in default l’Argentina. Tragicamente persino il Partenone ha rischiato di finire all&#8217;asta. In questi anni la Grecia ha affrontato di tutto. La crisi economica ha messo in ginocchio il sistema sanitario e quello dell&#8217;educazione; si sono susseguiti terremoti ciclici e spaventosi incendi; è stata investita dall&#8217;emergenza migranti; ci sono state tensioni con la Turchia e una lunga trattativa diplomatica con Skopje per il riconoscimento, poco amato dai greci, della dicitura &#8220;Repubblica della Macedonia del Nord&#8221;.<br />
Almeno stando agli ultimi sondaggi, l&#8217;attuale premier non ha molte probabilità di vincere le prossime elezioni nel settembre del 2019. Nei periodici rilevamenti Syriza, il partito di Tsipras, è in affanno. Per gli analisti demoscopici è attestato intorno al 25%, perdendo dieci punti percentuale rispetto alle passate tornate elettorali. Crollo anche per l&#8217;alleato di governo ANEL, gli indipendentisti non supererebbero nemmeno la soglia di sbarramento del 3%. In forte ascesa i conservatori di Nuova Democrazia, stimati al 37%. Numeri che potrebbero garantire al suo leader Kyriakos Mitsotakis la maggioranza assoluta in Parlamento e comunque la certezza di far parte del prossimo esecutivo che uscirà dalle urne, se il quadro non cambia. Aumento, contenuto, per l&#8217;estrema destra di Alba Dorata, al 9%. Il centrosinistra si presenta in blocco, sperando nella rinascita del Pasok, per attestarsi appena sopra il 10%.<br />
Le ferite della Grecia sono state in parte sanate, la lezione è passata.</p>
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