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	<title>Il Medioriente &#187; Tagbha</title>
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	<description>Fauda e Balagan. Un blog di Alfredo De Girolamo ed Enrico Catassi</description>
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		<pubDate>Fri, 19 Jun 2015 17:58:51 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Nord di Israele. Galilea. Regione di Kinneret. Pochi chilometri dall&#8217;antica cittadina di Cafarnao. Violato il santuario cristiano dove secondo la tradizione Gesù compì il miracolo, moltiplicando i pani e i pesci. La piccola chiesa di Tagbha, santuario benedettino, che sorge a pochi metri dalle acque del Mar di Tiberiade in fiamme nella notte tra mercoledì e giovedì. Incendio doloso, molto probabilmente. A far propendere per la pista a sfondo religioso una scritta in ebraico che inneggia alla cacciata dei falsi idoli comparsa sul muro del complesso. Un gruppo di seminaristi religiosi provenienti da insediamenti coloniali in West Bank è stato inizialmente fermato. I giovani ebrei ultraortodossi sono stati arrestati e poi rilasciati per mancanza di prove. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha parlato di “atto atroce”, dichiarando che: “Lo scioccante incendio della chiesa è un attacco a tutti noi.” Netanyahu ha voluto sottolineare come la libertà religiosa è tra i valori fondanti di Israele e per questo “è ancorata alla legge”. Il capo del governo di Gerusalemme ha chiesto ai servizi segreti dello Shin Bet di accelerare le investigazioni: “Nella nostra società non c&#8217;è spazio per l&#8217;odio e l&#8217;intolleranza.” Il numero di vandalismi e violenze anti cristiane ha avuto un aumento esponenziale lo scorso anno in tutta la Terra Santa. Secondo l&#8217;agenzia di stampa Infopal ci sono stati “86 attacchi israeliani contro luoghi sacri islamici e cristiani nel 2014” a Gerusalemme e nella Cisgiordania. Il ripetersi di crimini vandalici da parte di estremisti ebrei fa pensare ad azioni premeditate, i cosiddetti “price tag”: attacchi terroristici perpetrati da gruppi di giovani degli insediamenti, il “prezzo” da far pagare ai palestinesi o all’esercito israeliano per ogni torto ricevuto dai coloni. Mentre veniva resa pubblica l&#8217;enciclica papale &#8220;Laudato si&#8221;, un manifesto ambientalista con forti critiche al potere e che aprirà un ampio dibattito, a Gerusalemme il presidente Reuven Rivlin condannava l&#8217;incendio di Tagbha. Durante la lunga conversazione con padre Gregorio Collins, abate dell&#8217;ordine benedettino in Israele, Rivlin ha sostenuto che “questa terribile profanazione di un antico e sacro luogo di preghiera è un attacco alla fabbrica della vita del nostro paese, dove persone di differente fede cercano di vivere insieme in armonia, tolleranza e rispetto.” L&#8217;escalation della violenza e dell&#8217;odio religioso in Terra Santa preoccupano a Gerusalemme come a Roma. Lo stop ai pellegrinaggi cattolici in Terra Santa è una prospettiva palesata. I “price tag” sono una realtà inquietante.</p>
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