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	<title>Il Medioriente &#187; Shireen Abu Akleh</title>
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	<description>Fauda e Balagan. Un blog di Alfredo De Girolamo ed Enrico Catassi</description>
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		<title>QUANTO E&#8217; IMPORTANTE CHIARIRE LE CIRCOSTANZE DELLA MORTE DI SHIREEN.</title>
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		<pubDate>Fri, 13 May 2022 13:51:31 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>La storia degli ultimi 30 anni del conflitto israelopalestinese è peggiorata, sia sul piano dei diritti che della sicurezza, mentre è andata migliorando la copertura delle notizie provenienti da quel francobollo di terra. Oggi, sicuramente il luogo più monitorato al mondo. Dove però i giornalisti rischiano quotidianamente la vita, e pagano il loro diritto di cronaca a caro prezzo, come purtroppo avvenuto a Shireen Abu Akleh: uccisa mentre raccontava quella che da settimane è la nuova battaglia di Jenin, tra palestinesi e forze armate israeliane. Scatenata dagli attentati terroristici che affiliati all&#8217;ala armata di Fatah, provenienti da quella zona, hanno portato nel cuore di Israele. Escalation di violenza che la reporter palestinese copriva con i suoi servizi, prima di essere colpita mortalmente da un proiettile, nei pressi del campo profughi di Jenin. L&#8217;omicidio della corrispondente del network Al Jazeera è un caso penale, quanto politico e diplomatico.<br />
Le responsabilità politiche possono sfumare, ma la dinamica dell&#8217;accaduto difficilmente potrà restare segreta. Insabbiata forse, manipolata sicuramente. Nessuno può negare che Abu Akleh sia prima di tutto una vittima del conflitto e dell&#8217;occupazione.<br />
Come era prevedibile durante i funerali svoltosi nella mattina di venerdì a Gerusalemme ci sono stati scontri con le forze di polizia israeliane. Nel rapporto provvisorio sull&#8217;incidente prodotto dall&#8217;esercito israeliano viene confermata l&#8217;impossibilità a determinare quale parte abbia premuto fatalmente il grilletto: se i palestinesi o gli israeliani. Secondo la testimonianza di un giornalista palestinese presente all&#8217;accaduto, e rimasto ferito, a sparare sarebbero stati i militari israeliani. Il successore di Arafat e l&#8217;erede di Netanyahu si sono scambiati pesanti accuse. Opinioni discordanti, verità una sola. Il ministro degli esteri israeliano Lapid ha offerto collaborazione nell&#8217;indagine, la Muqata palestinese l&#8217;ha rifiutata, invocando la Corte penale internazionale. Se può essere comprensibile il diniego di Abu Mazen a Lapid non lo è l&#8217;aver chiamato in causa un tribunale per crimini internazionali. Comunque, ben venga una soluzione esterna se può servire ad andare fino in fondo e fare completa luce. L&#8217;uccisione di Shireen Abu Akleh è anche questione diplomatica, e non solo perché la giornalista aveva passaporto statunitense. Il Qatar che possiede l&#8217;emittente Al Jazeera ha con veemenza criticato Israele. Washington ha espresso una forte condanna e chiesto l&#8217;immediato avvio di un&#8217;inchiesta. Che potrebbe portare a future sanzioni. E intanto rischia di gravare di tensione la prossima visita di Biden nella regione e degenerare ulteriormente in assurde violenze.<br />
Un&#8217;ultima considerazione. Non ha fatto notizia l&#8217;aggressione brutale, filmata, al reporter palestinese Basil al-Adraa del magazine +972 da parte di soldati israeliani. Avvenuta in un villaggio a sud di Hebron pochi giorni prima dell&#8217;assassinio di Abu Akleh. In Medioriente dal fare informazione al diventarla il passo è tristemente breve.</p>
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