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	<title>Il Medioriente &#187; shabaab</title>
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	<description>Fauda e Balagan. Un blog di Alfredo De Girolamo ed Enrico Catassi</description>
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		<title>SENZA FINE</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Oct 2015 12:41:48 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Gerusalemme. Non c&#8217;è freno all&#8217;ondata di terrore che scuote le strade di Israele. È Intifada, l&#8217;abbiamo vista crescere nelle passate settimane, a partire dalla battaglia che a Settembre scoppiò nella Spianata delle Moschee e che continuò per giorni, con i fedeli musulmani arroccati all&#8217;interno del complesso religioso e la polizia israeliana impegnata a disperdere i manifestanti. Sassaiole, molotov, petardi, lacrimogeni e granate stordenti. A scatenare i disordini la presenza di coloni israeliani e religiosi ortodossi che sono soliti entrare nel luogo sacro all&#8217;Islam per poi mettersi a pregare, infrangendo lo status quo e la proibizione imposta dalle massime autorità religiose dell&#8217;ebraismo. Altro elemento di tensione in quelle prime ore di Intifada 2.0 è stato il divieto ad alcune murabitat, le donne sentinelle volontarie musulmane che presidiano il luogo sacro assicurando che non venga “profanato da infedeli”, di entrare nella Spianata. Poi nei giorni a seguire la “rivolta” si è allargata anche alle altre città israeliane. Tristemente ha fatto la comparsa quello che è divenuto l&#8217;emblema di questa Intifada 2.0: il pugnale. Armati di coltelli uomini e donne palestinesi aggrediscono i passanti. L&#8217;epilogo di questi episodi è quasi sempre lo stesso: l&#8217;attentatore riverso a terra circondato dalla sicurezza, spesso il corpo è inerme crivellato di colpi. L&#8217;Intifada dei coltelli assume di giorno in giorno i connotati di una protesta popolare, in gran parte minorenni dei quartieri arabi di Gerusalemme Est. A differenza delle precedenti “rivolte” è assente un cappello politico, questo è un movimento generazionale con richiami ideologici confusi e indistinti “mescolano anarchia e religione”. Una Intifada che vede le due principali organizzazioni palestinesi Hamas e Fatah assolutamente non in grado di prenderne il controllo e che rischiano di vedere nuove forze politiche emergenti aumentare il consenso nella regione. D&#8217;altro canto l&#8217;attuale leadership politica palestinese, a Gaza come a Ramallah, non gode di consenso tra i giovani e per questo è relegata ad un ruolo subalterno e protesa ad appoggiare almeno verbalmente la protesta. Una Intifada di ragazzi che passano le giornate a navigare sul web, tra cinguettii e libro delle facce. Da internet scaricano decine di filmati postati durante gli scontri con l&#8217;esercito israeliano, oppure altri video di altri luoghi del Medioriente in conflitto, il filo conduttore è sempre la violenza. È il web ad influenzare questa nuova generazione di shabaab che si lanciano in attacchi terroristici armati di pugnale. Pronti a morire nel nome del fanatismo anti ebraico. Giovani terroristi per i quali il martirio prima di essere il raggiungimento del Paradiso è un video virale. Ragazzi che vogliono essere ricordati non nelle pagine dei libri di storia ma da Wikipedia o da eroi di Youtube, per una generazione dove non c&#8217;è separazione tra il mondo reale e quello virtuale. Intanto Papa Francesco durante l&#8217;Angelus della domenica lancia un accorato appello: “In questo momento c’è bisogno di molto coraggio e molta forza d’animo per dire no all’odio e alla vendetta e compiere gesti di pace &#8230; Nell’attuale contesto medio-orientale è più che mai decisivo che si faccia la pace nella Terra Santa.” Mentre, in queste ore, il quotidiano francese Le Figaro ha riportato la notizia dell&#8217;intenzione del governo di Parigi di presentare al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite una proposta che prevede l&#8217;invio di osservatori internazionali con lo scopo di &#8220;verificare e impedire violazioni dello status quo&#8221; nella Spianata delle Moschee. Al testo dell&#8217;iniziativa, secondo fonti giornalistiche, lavorerebbe anche la Spagna. Israele però respinge una simile soluzione che secondo il vice ministro degli esteri Tzipi Hotovely sarebbe una chiara violazione della sovranità di Israele.</p>
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