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	<title>Il Medioriente &#187; razzismo</title>
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	<description>Fauda e Balagan. Un blog di Alfredo De Girolamo ed Enrico Catassi</description>
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		<title>LO LO LO IRA RA</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Nov 2019 08:37:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[lager]]></category>
		<category><![CDATA[Liliana Segre]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Prima i tanti, tantissimi, insulti, le offese antisemite. Poi le minacce di morte. Infine, la necessità di dare alla senatrice a vita Liliana Segre protezione. Lei 89 nove anni, scampata agli orrori della Shoah, costretta a camminare per strada scortata da due carabinieri. Vittima, ancora una volta, di mostri, autori di sconcertanti violenti episodi. Non meno complice di questo agire è quella retorica che non condanna apertamente, che tende se non a giustificare questi atteggiamenti razzisti almeno a minimizzarli, cullando la disumanità di persone pericolose. Disgustosi esseri che a passo dell&#8217;oca camminano sul web, e dalle loro tastiere intonano cori abominevoli: “Sporca ebrea”. Invocano il delirio di Hitler: “non ha fatto il suo lavoro fino in fondo”. Chattando senza pudori turpiloqui da SS: “ti auguro di bruciare in un termovalorizzatore”. A lei che quattordicenne era ad Auschwitz: “davanti ai soldati venimmo rapate a zero, ci vennero rasati il pube e le ascelle, e poi, con estremo sfregio e spregio, ci fu tatuato il numero sul braccio sinistro”. Deportata tra i forni dei lager nazisti che sterminarono un milione e mezzo di bambini ebrei: “dormivo con le dita nelle orecchie perchè era troppo”. Liliana Segre è una testimone della nostra storia, la memoria che ci ricorda cos&#8217;è il bene e dove ci porta il male: dal binario 21 della stazione di Milano ai cancelli dell&#8217;Inferno, il viaggio senza ritorno di migliaia di ebrei italiani e dissidenti del regime. Traditi dal loro sovrano, pugnalati dal silenzio di una parte d&#8217;Italia, condannati a morte dal fascismo.<br />
La Segre è una splendida figura, una grande donna che merita carezze e abbracci. E invece c&#8217;è chi si scaglia sbavando odio contro di lei, minacciandola di morte quando dovrebbe provare affetto, riconoscenza. È troppo, non possiamo tacere, lasciar correre. Smettetela. Avete passato ogni limite. Come potete scendere così in basso!? A quale civiltà credete di appartenere? Non certo a quella fondata sui diritti, sulla democrazia, sul rispetto e sulla costituzione.</p>
<p>Gam Gam Gam Ki Elekh<br />
Beghe Tzalmavet<br />
Lo lo lo Ira Ra<br />
Ki Atta Immadì</p>
<p>Gam Gam Gam Ki Elekh<br />
Beghe Tzalmavet<br />
Lo lo lo Ira Ra<br />
Ki Atta Immadì</p>
<p>Šihiivtekha umišantekhà<br />
Hema yenakhamuni</p>
<p>(Elie Botbol, Gam Gam)</p>
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		<title>MAN-DE-LA, MAN-DE-LA, MAN-DE-LA</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jul 2018 14:46:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Nelson Mandela]]></category>
		<category><![CDATA[Pretoria]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>In Sudafrica è il giorno dedicato alla memoria di Mandela, il 18 luglio l&#8217;uomo che ha incarnato la resistenza al segregazionismo dell&#8217;apartheid avrebbe compiuto 100 anni. A cinque anni dalla sua morte, da Pretoria a Città del Capo, il Sudafrica è un Paese ancora profondamente diviso. I nove anni di presidenza Zuma sono stati contrassegnati da ripetuti scandali, tra accuse di corruzione, evasione fiscale, appropriazione indebita, stupro e nepotismo. La lista è voluminosa e il braccio di ferro con la magistratura è un libro aperto. Affermazioni insensate come quella che fare una doccia dopo il sesso “riduce al minimo i rischi di contrarre HIV”, politiche populiste, sconfinamento dei vincoli del proprio mandato hanno generato lo svilimento delle istituzioni e un declino della fiducia per lo storico partito di Mandela. Il sistema Zuma ha prodotto una “democrazia imperfetta”, mal governata e sopportata.<br />
Le rivelazioni su legami poco chiari con clan spregiudicati, il caos di molte imprese statali, la caduta di Mugabe in Zimbabwe, la crisi energetica e quella idrica, la sconfitta alle amministrative del 2016, hanno convinto, lo scorso dicembre, i dirigenti del movimento ANC a dare la spallata definitiva a Zuma. Sostituendolo, a febbraio, con una figura che richiamasse alle nobili origini, che conoscesse le dinamiche del palazzo e, allo stesso tempo, fosse in aperto dissenso con la cerchia dell&#8217;ex premier. La scelta è andata su Cyril Ramaphosa, già al governo durante le violente repressioni delle manifestazioni sindacali a Marikana nel 2012. Eletto al congresso del 2017 dell&#8217;ANC, incaricato di traghettare la nazione e il partito alle elezioni del prossimo anno. In Sudafrica la situazione è, tuttavia, poco ottimistica, il 47% della popolazione è in povertà, la disoccupazione è al 30, circa l&#8217;80% delle terre appartiene alla minoranza bianca, alto tasso di criminalità, l&#8217;inflazione è al 7, il costo del carburante e dei generi alimentari è in crescita, la concentrazione delle ricchezza è a livelli pre-apartheid, le multinazionali che estraggono minerali hanno fatturati del 300% e le condizioni salariali degli operai restano basse. La classe media nera è stata assimilata da quella bianca e ora ne condivide i privilegi. Una borghesia esigua e ambiziosa, non in grado di essere un reale cuscinetto sociale.<br />
Per 10 mila giorni Mandela è stato privato della libertà. Rinchiuso nel carcere di massima sicurezza di Robben Island, dove ha scontato gran parte della pena in isolamento, alla porta della impresso il su numero 466/64, costretto ai lavori forzati e a punizioni corporali. Era nato nel villaggio della tribù degli xhosa di Mvezo a Rolling Hills, è sepolto a Qunu. Si è battuto contro un regime razzista e i pregiudizi, come un “invincibile”.</p>
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