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	<title>Il Medioriente &#187; Mikati</title>
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	<description>Fauda e Balagan. Un blog di Alfredo De Girolamo ed Enrico Catassi</description>
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		<title>I CEDRI APPASSITI</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Aug 2021 16:36:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quella che un tempo, nemmeno troppo lontano, era considerata la Svizzera del Medioriente attraversa oggi una crisi economica e sociale senza precedenti. Continui i black out elettrici, scarseggiano i carburanti, carenza di medicinali. Furti e violenze. E i razzi lanciati verso Israele, che risponde con massicci bombardamenti, sono solo una provocazione. Quasi l&#8217;80% delle famiglie [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Quella che un tempo, nemmeno troppo lontano, era considerata la Svizzera del Medioriente attraversa oggi una crisi economica e sociale senza precedenti. Continui i black out elettrici, scarseggiano i carburanti, carenza di medicinali. Furti e violenze. E i razzi lanciati verso Israele, che risponde con massicci bombardamenti, sono solo una provocazione.<br />
Quasi l&#8217;80% delle famiglie non è in grado di sopperire ai costi alimentari, con la lira libanese che negli ultimi due anni ha visto precipitare il suo valore del 90%. E’ crack finanziario. Introdotto il limite di acquisto di benzina giornaliera, 30 litri, e il prelievo settimanale bancario imposto a 100 $, per non svuotare le riserve di valuta.<br />
L&#8217;effetto della pandemia ha contagiato anche il flusso di aiuti economici da parte della diaspora libanese nel mondo (stimata tra i 4 e i 14 milioni di persone), cospicue rimesse di denaro che garantivano sostentamento a molte famiglie sono venute improvvisamente a mancare. Un concatenarsi di eventi negativi che ha frantumato il sogno di prosperità.<br />
La ferita dell&#8217;esplosione della scorsa estate nel porto di Beirut, incidente ancora senza verità e responsabili, è l&#8217;emblema del buio calato su questo stato. Il Paese dei cedri e della settarietà etnica e religiosa, della politica “regolamentata e bilanciata”: le principali cariche istituzionali (presidente, capo del parlamento e primo ministro) sono spartite tra le tre grandi comunità, rispettivamente cristiani maroniti, musulmani sciiti e sunniti.<br />
Indipendente dal &#8217;43, in guerra civile dagli anni &#8217;70 ai &#8217;90. Già rifugio per i palestinesi, nell&#8217;ultima decade qui sono migrati i profughi siriani, fuggiti dall&#8217;orrore del conflitto e terminati in un limbo sospeso. Sono circa 1,8 milioni su una popolazione di 4,6 milioni di residenti. Il principale colpevole del disastro odierno è la classe politica, corrotta ed incapace di portare avanti le necessarie riforme. “Tutti criminali” è lo slogan urlato dai manifestanti scesi in piazza per ricordare le 200 vittime dello scorso anno. Movimento di protesta e di rabbia che si scontra con la polizia, destinato a crescere d&#8217;intensità e catalizzare il malcontento diffuso. Ma, il grande manovratore dei giochi geopolitici è l&#8217;Iran, che agisce di concerto con la sua emanazione Hezbollah.<br />
In uno stato sempre alla ricerca di stabilità politica è tornato in auge Najib Mikati, incaricato dal presidente Aoun di formare un impossibile esecutivo, dopo che da un anno il Paese è guidato da un governo provvisorio con poteri limitati. Le dimissioni di Hassan Diab in seguito all&#8217;evento apocalittico di Beirut hanno aperto il valzer delle poltrone. Falliti i tentativi di Moustapha Adib e più recentemente quello di Saad Hariri.<br />
Infine, il ritorno di Mikati, sunnita, politico di lungo corso e miliardario, è considerato figura dell&#8217;establishment che ha contribuito alla catastrofe libanese. Improbabile che sia lui il “salvatore”, e la personalità in grado di compiere il miracolo della “risurrezione”, come invocato da papa Francesco.</p>
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