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	<description>Fauda e Balagan. Un blog di Alfredo De Girolamo ed Enrico Catassi</description>
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		<title>Ican vince il Nobel per la Pace</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Oct 2017 09:30:59 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>La strada dell&#8217;abolizione delle armi di distruzione di massa è percorribile. La conferma arriva dal Nobel per la Pace 2017 assegnato a Ican (international campaign to abolish nuclear weapons), la campagna internazionale per il disarmo. Promotori dell&#8217;appello al trattato internazionale sul divieto delle armi nucleari, circolato alla recente assemblea Generale dell&#8217;ONU. Una decisione quella del Comitato norvegese che premia il boicottaggio alla proliferazione globale. Affronto politico tanto a Trump quanto a Kim Jong-un, una bacchettata ai due leader invischiati in una crisi diplomatica sul punto di degenerare. Riconoscimento indiretto all&#8217;Alto Rappresentante della politica estera europea Federica Mogherini per l&#8217;accordo raggiunto con l&#8217;Iran. Un tema quello sul nucleare già affrontato in passato dall&#8217;accademia di Oslo che nel 1962 consegnò il premio a Linus Carl Pauling, promotore della campagna contro i test nucleari. Onorificenza conseguita nel 1974 da Eisaku Sato premier giapponese che aderì al Trattato di non proliferazione nucleare. E poi ancora nel 1995 la nomina di Pugwash Conferences on Science and World Affairs, organizzazione non governativa ispirata al manifesto pacifista di Albert Einstein e Bertrand Russell. E infine la premiazione del 2005 all&#8217;Agenzia internazionale per l&#8217;energia atomica, insignita “per i loro sforzi per impedire che l&#8217;energia nucleare venga usata per scopi militari e per assicurare che l&#8217;energia nucleare per scopi pacifici sia utilizzata nel modo più sicuro possibile”. Una lunga lista di battaglie morali per mettere al bando le armi nucleari.<br />
C&#8217;è chi dice che negli ultimi anni il premio si sia trasformato in una riconoscenza alle buone intenzioni, fece scalpore in questo senso la vittoria di Obama. C&#8217;è chi invece parla di Nobel maledetto: Martin Luther King, Sadat e Rabin furono assassinati. Una notorietà che indubbiamente non porta molta fortuna politica: Willy Brandt terminò la sua carriera con uno scandalo; Gorbaciov travolto dal golpe; Arafat ha passato gli ultimi anni recluso nella Muqata; José Ramos-Horta presidente di Timor Est è uscito di scena dopo una bruciante sconfitta elettorale. Il presidente della Colombia Juan Manuel Santos ha perso il referendum di pace con le Farc. Denunce pesanti hanno riguardato Lech Wałęsa e Mohammed Yunus, il primo finito nella bufera per spionaggio e il secondo per appropriazione indebita. Accuse che recentemente hanno interessato anche la leader birmana Aung San Suu Kyi per non aver condannato «il trattamento tragico e vergognoso» riservato alla minoranza musulmana dei rohingya. Tante le polemiche che questo ambito riconoscimento si porta dietro, a partire dalla mancata nomina di Ghandi. Tra le oltre 300 candidature al vaglio del Comitato alcuni dei nomi dei potenziali vincitori per il 2017 avevano ricevuto un alto gradimento: candidato favorito era papa Francesco. Il cui nome era uscito prepotentemente nella vigilia. Mettendo sotto tono altri che circolavano insistentemente: elmetti bianchi siriani, Can Dündar direttore del giornale turco Cumhuriyet e Raif Badawi blogger saudita. Esclusa quindi la guerra civile siriana, dove i volontari di varie associazioni umanitarie che aderiscono alle Forze di difesa civile (SCDF) sono impegnati con il loro casco in testa a salvare vite umane dalle macerie: oltre 100mila persone soccorse dall&#8217;inizio del conflitto. Scartata anche la nomina dell&#8217;ex direttore del quotidiano turco di opposizione in esilio in Germania. Vittima del presidente Erdogan e della sua politica repressiva nei confronti degli oppositori e della stampa. Speranza illusa per il blogger arabo condannato a mille frustate e 10 anni di carcere per blasfemia. Non ce l&#8217;ha fatta nemmeno il trio Mogherini, Javad Zarif e Kerry protagonisti del complesso negoziato con Teheran sul nucleare, ripudiato da Trump. Alla fine l&#8217;ha spuntata il candidato più inaspettato, sul cui sito campeggia l&#8217;invito di Yoko Ono: “Immagina la pace”.</p>
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