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	<title>Il Medioriente &#187; Haifa</title>
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	<description>Fauda e Balagan. Un blog di Alfredo De Girolamo ed Enrico Catassi</description>
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		<title>Boicottiamo Im Titrzu</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2016 12:25:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;elenco dei firmatari è arrivato a 168. Si, sono tanti gli accademici italiani che hanno sottoscritto un documento per il boicottaggio delle Università israeliane. Un gesto che in queste ore è finito nelle prime pagine della stampa internazionale. Nel manifesto si legge: &#8220;le università israeliane collaborano alla ricerca militare e allo sviluppo delle armi usate [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Calibri"><b><span style="color: #000000">L&#8217;elenco dei firmatari è arrivato a 168</span></b><span style="color: #000000">. Si, sono tanti gli accademici italiani che hanno sottoscritto un documento per il boicottaggio delle Università israeliane. Un gesto che in queste ore è finito nelle prime pagine della stampa internazionale. Nel manifesto si legge: &#8220;le università israeliane collaborano alla ricerca militare e allo sviluppo delle armi usate dall&#8217;esercito israeliano contro la popolazione palestinese, fornendo un indiscutibile sostegno alla colonizzazione della Palestina&#8221;. L&#8217;appello in particolar modo è rivolto contro l&#8217;istituto pubblico Technion di Haifa: &#8220;il Technion è coinvolto più di ogni altra università&#8221;. L&#8217;Istituto fondato nel 1912 oggi ha oltre 13 mila iscritti, il 20% degli studenti sono arabi. &#8220;Il Technion svolge una vasta gamma di ricerche in tecnologie e armi utilizzate per opprimere e attaccare i palestinesi&#8221; questa l&#8217;accusa dei firmatari che chiedono &#8220;di porre fine a ogni forma di complicità con il complesso militare-industriale israeliano&#8221; e &#8220;l&#8217;interruzione di ogni forma di cooperazione accademica e culturale&#8221;. Nel &#8217;23 Albert Einstein divenne il presidente della società del Technion aprendo di fatto la tradizione dei Nobel, ben tre docenti di questa prestigiosa accademia hanno ricevuto la massima onorificenza di Stoccolma. </span><b><span style="color: #000000">Nel 2015 il Technion era nella lista delle 100 migliori università al mondo</span></b><span style="color: #000000">, mentre la facoltà di Ingegneria scalava la classifica delle 30 più prestigiose. Il Technion, secondo l&#8217;appello degli accademici italiani, è colpevole anche di premiare gli studenti che svolgono il servizio militare e i riservisti. In Israele il servizio di leva è obbligatorio, sia per le donne che per gli uomini di religione ebraica. Nel mirino del manifesto sono anche aziende e multinazionali che collaborano, a vario livello, con l&#8217;istituto, la lista nera include: Caterpillar, Elbit System, Rafael Advanced Defence System. E&#8217; innegabile che il bulldozer Caterpillar D9 è utilizzato dall&#8217;esercito di Tzhal per radere al suolo le abitazioni dei terroristi e non solo, ma il controllo remoto installato sul mezzo, proveniente dal Technion, è utilizzato per uso civile in molti altri paesi. &#8220;Nasce&#8221; dal Technion anche il sistema avanzato di protezione dei carri armati israeliani Merkava che abbiamo visto in combattimento nell&#8217;ultima guerra di Gaza, ma in dotazione ai mezzi militari degli alleati che operano in Afghanistan contro i talebani. I primi firmatari dimenticano tuttavia di citare importanti studi di settore compiuti al Technion ad esempio: la facoltà di Farmaceutica studia la resistenza degli antibiotici e i fattori di virulenza del batterio stafilococco aureus. Il dipartimento di Ingegneria alimentare ha sviluppato cibi speciali per i bambini affetti da celiachia. Altri studi mirati per Ingegneria biomedica e biotecnolgie sono in fase avanzata e producono benefici umani riconosciuti. Insomma pensare che la soluzione del conflitto israelo-palestinese dipenda da una università è alquanto riduttivo. </span><b><span style="color: #000000">Le responsabilità politiche del governo di Gerusalemme</span></b><span style="color: #000000"> sono evidenti ma non possono essere fatte ricadere interamente su Israele, altrimenti si entra in un circolo vizioso da cui è complicato uscire. La realtà del contesto insegna che vivere da una parte del muro o dall&#8217;altra non è la stessa cosa. Non c&#8217;è bisogno di distorcere la verità dei fatti, ma se non si vuole perseguire, come nel caso del manifesto, la strada dell&#8217;equivicinanza allora senza prevaricare i diritti degli uni e degli altri sarebbe opportuno agire secondo equidistanza. La cronicità del conflitto produce una gestione che risponde in modo cinico ed ansiogeno agli eventi in corso e allunga i tempi di una soluzione ragionevole, come dimostrano la recente ondata terroristica di matrice palestinese e le politiche del governo di Netanyahu. Un buon appello da sottoscrivere in queste ore sarebbe quello di esprimere tutta la nostra solidarietà in favore degli intellettuali e degli artisti israeliani che sono oggetto della campagna denigratoria, in perfetto stile maccartista, dell&#8217;associazione di estrema destra Im Tirtzu: che ha tappezzato di manifesti con i volti degli intellettuali &#8220;inquisiti&#8221; e la scritta talpe (traditori) i principali centri di Israele. </span><b><span style="color: #000000">Boicottiamo Im Tirtzu</span></b><span style="color: #000000">. </span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
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