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	<title>Il Medioriente &#187; Covid</title>
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	<description>Fauda e Balagan. Un blog di Alfredo De Girolamo ed Enrico Catassi</description>
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		<title>RE BIBI CONTESTATO E ASSEDIATO</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Aug 2020 07:44:04 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>In Israele l&#8217;incastro tra crisi sanitaria ed economica ha prodotto un movimento di massa antigovernativo di indecifrabile portata. Ma è sbagliato pensare che sia una protesta ideologicamente uniforme e tendenzialmente apolitica. Dentro c&#8217;è di tutto, da anarchici a elettori di destra e persino ferventi religiosi. È una rivolta dai connotati generazionali, allargata ad altre fette della società in un obiettivo comune: le immediate dimissioni del premier Netanyahu. Tre gli episodi scatenanti: il declino del centro-sinistra sionista, il Covid e i problemi giudiziari di Netanyahu. Tanto il disfacimento di un&#8217;intera area politica, quella progressista, è stato lento e logorante, quanto l&#8217;avvento e gli effetti della pandemia sono stati rapidi e dolorosi per la tenuta sociale. La frastagliata sinistra sionista ha nel corso dell&#8217;ultimo decennio subito l&#8217;influsso negativo della stella di Netanyahu. Mostrando ad ogni sconfitta le proprie debolezze: l&#8217;emorragia di voti e la troppa facilità nella scelta di cambiamento del timoniere. La lunga sequenza di nomi che si alternano ai vertici della leadership è l&#8217;evidente limite di prospettiva: da Ehud Barak fino a Peretz è un continuo avvicendamento alla guida del partito socialdemocratico Avodà, da Haim Oron a Horowitz ruotano a catena nella segreteria del socialista Meretz. Due forze che rischiano domani di veder definitivamente prosciugato il proprio bacino elettorale, a scapito di un potenziale movimento di rinnovamento, trasversale ed alternativo. Nel breve, però, i cortei del dissenso sono un terremoto politico che scuote il palazzo. A l&#8217;imprescindibile slogan dell&#8217;opposizione (“Chiunque tranne Netanyahu”) se ne aggiungono altri: solidarietà al BLM, fine dell&#8217;occupazione dei territori palestinesi, rispetto per la comunità LGBT. Nelle piazze gli studenti invocano lavoro e i commercianti indennizzi. Il filo comune che li lega è la critica alla gestione dell&#8217;epidemia messa in atto dall&#8217;attuale esecutivo. Inizialmente, la risposta di contenimento del virus era apparsa repentina e adeguata: lockdown e obbligo di indossare la mascherina, con un basso numero di contagi, concentrato in determinate zone, ad essere maggiormente colpiti ortodossi e arabi. Poi a maggio la seconda ondata. I primi focolai nelle scuole. Il picco cresce esponenzialmente di giorno in giorno. Diffusione a macchia d&#8217;olio a Gerusalemme. Sale il numero dei morti. Ritorno all&#8217;emergenza. Crepe nella maggioranza e Governo in cortocircuito. Intanto, Netanyahu oltre al Covid deve fare i conti con la magistratura in un aula di tribunale: aperta la fase processuale dei casi penali dove è incriminato per vari reati, tra questi la corruzione. Troppo anche per il longevo mago della Knesset, che perde consenso nella sua base. Mentre, l&#8217;onda “rivoluzionaria” incombe su Balfour street, residenza del primo ministro. I cancelli della “Reggia di Versailles” israeliana, simbolo della monarchia di Netanyahu, sono assediati da manifestanti che, almeno apparentemente, non si accontentano delle brioche.</p>
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