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	<title>Il Medioriente &#187; Beiru</title>
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	<description>Fauda e Balagan. Un blog di Alfredo De Girolamo ed Enrico Catassi</description>
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		<title>LE BOMBE DI BEIRUT</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Aug 2020 12:01:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Per comprendere quello che molti hanno chiamato &#8220;11 settembre del Libano&#8221;, dobbiamo far scorrere le lancette dell&#8217;orologio alla mattina del 23 ottobre 1983, quando un boato squarciava il cielo di Beirut. Un&#8217;autobomba era esplosa nel compound del contingente dei marines statunitensi, provocando la morte di centinaia di militari. Per l&#8217;attentato i terroristi di Hezbollah usarono un quantitativo di esplosivo che l&#8217;FBI descrisse come “il più potente esplosivo non-nucleare mai creato”. La forza d&#8217;urto dell&#8217;esplosione “fece saltare come un fuscello le porte blindate dell&#8217;edificio più vicino, che si trovava a 78 metri di distanza; gli alberi distanti 112 metri vennero sradicati e completamente defoliati”. Dopo quella scia di sangue sarebbe stato chiaro a tutti che Hezbollah, sotto la guida spirituale di Hassan Nasrallah, aveva assunto un ruolo centrale nel futuro del piccolo stato mediorientale. Washington si affrettò a ritirare le proprie truppe dal caos della guerra civile libanese. </p>
<p>Il 14 febbraio 2005 sul lungomare di Beirut davanti all’hotel St. George veniva ucciso l&#8217;ex premier Rafik Hariri, all’epoca referente di spicco per USA, Francia e Arabia Saudita, inviso ovviamente a Siria e Iran. Ancora una volta, già era accaduto per il leader falangista Bashir Gemayyel, l&#8217;arma usata fu l&#8217;esplosivo. Si ripetè l&#8217;orribile scena: imponente cratere, detriti, carcasse d&#8217;auto, vetri dei palazzi in frantumi, superstiti che cercano soccorso. L&#8217;omicidio di Hariri innescò la protesta popolare contro la Siria, accusata di essere il mandante. Damasco dovette prontamente fare un passo indietro, per non creare imbarazzo all&#8217;alleato Hezbollah, mettendo fine all&#8217;invasione militare. </p>
<p>Nel biennio 2014-2015 il partito sciita filoiraniano, all&#8217;apice del potere, diventerà a sua volta obiettivo di ritorsioni, per mano di al Qaida: il 19 febbraio 2014 una bomba esplode al centro culturale iraniano e un anno dopo un doppio attacco kamikaze nella periferia meridionale di Beirut. La matrice è jihadista, sono gli effetti diretti della vicina guerra siriana. L&#8217;estate del 2015 è anche quella delle manifestazioni che mettono sotto processo l&#8217;intera classe politica, il movimento sceso in piazza per chiedere di risolvere l’emergenza rifiuti si trasforma in un vero e proprio manifesto d&#8217;accusa al generalizzato sistema di corruzione. </p>
<p>L&#8217;onda lunga di protesta nei confronti della cleptocrazia si riacutizza nell&#8217;autunno dello scorso anno con la crisi economica e finanziaria, ma nel febbraio 2020 la paura per il Covid-19 attenuerà la piazza. La pandemia tuttavia è il punto di non ritorno, la sanità è al collasso, il deficit insostenibile. La nuvola che dal porto avvolge la città ha come detonatore prima di tutto la dilagante negligenza e corruzione delle istituzioni: metodi criminali e noncuranza sono alla base dell&#8217;Inferno odierno di Beirut. Dove manca luce e acqua potabile. L&#8217;aria è inquinata. Non c&#8217;è un posto letto libero in ospedale. E il tasso di povertà potrebbe arrivare all&#8217;80% della popolazione.</p>
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