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	<title>Il Medioriente &#187; Barack Obama</title>
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	<description>Fauda e Balagan. Un blog di Alfredo De Girolamo ed Enrico Catassi</description>
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		<title>LA DOTTRINA DELLA SOLIDARIETA&#8217;</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Sep 2016 07:27:10 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Il caos del Medioriente, le catastrofi climatiche, fame e siccità, il terrorismo, i conflitti, una nuova guerra fredda, la proliferazione nucleare di nuove potenze invocano un cambiamento radicale d&#8217;indirizzo. New York e Assisi hanno ospitato due eventi concomitanti che hanno ruotato intorno ai veri problemi di questo secolo, migrazione e povertà: 800 milioni di persone vivono in condizione di estrema povertà e oltre 65 milioni sono attualmente in fuga. Nella Grande Mela, dopo gli attentati della scorsa settimana, un blindatissimo summit per l&#8217;annuale settimana di apertura dell&#8217;Assemblea generale dell&#8217;ONU. Al centro dei lavori i diritti violati per milioni di persone. Il divario tra i fondi disponibili e quanto servirebbe realmente in aiuti è abissale. Il primo passo dell&#8217;Assemblea è stata l&#8217;adozione, non vincolante, della Dichiarazione di New York. Il documento, seppur generico e particolarmente osteggiato da molti stati membri, contiene principi e impegni (economici e numerici) che determinano l&#8217;ossatura per impostare non subito ma nei prossimi mesi, forse anni, un piano che affronti concretamente gli effetti della crisi migratoria del pianeta. La prospettiva è giungere entro il 2018 ad un Global Compact. Assistiamo alla peggiore crisi umanitaria dalla Seconda guerra mondiale e la comunità internazionale è ottusamente inerme. A condizionare la conferenza di Bratislava prima e poi la maratona diplomatica di New York sono stati molteplici fattori: scadenze elettorali in successione, l&#8217;insorgere di demenziali populismi e le farraginose sfaccettature delle geopolitiche che governano i sistemi e le relazioni internazionali. A richiamare l&#8217;attenzione della platea dei potenti ci ha provato Barack Obama: «Dobbiamo correggere la globalizzazione, ma no ai nazionalismi e ai populismi. Un Paese circondato dai muri imprigionerebbe sè stesso. Dobbiamo sposare la tolleranza che risulta dal rispetto per tutti gli esseri umani». È un “testamento” politico l&#8217;ultimo discorso del presidente afroamericano sulle sfide della globalizzazione: «Bisogna lottare contro le disuguaglianze e colmare il divario tra i più agiati e i meno abbienti. Il mondo oggi si trova davanti a una scelta: o andare avanti o tornare indietro. E noi dobbiamo andare avanti», con urgenza. Mentre Obama rilanciava la sua dottrina il pontefice gli faceva eco partecipando alla chiusura della tradizionale Giornata Mondiale di Preghiera ad Assisi: «Se noi oggi chiudiamo l&#8217;orecchio al grido di questa gente che soffre sotto le bombe, che soffre lo sfruttamento dei trafficanti di armi, può darsi che quando toccherà a noi non otterremo risposte». Il tema del convegno interreligioso voluto nel 1986 da Giovanni Paolo II è stato la “Sete di pace”: «La sete, ancor più della fame, è il bisogno estremo dell’essere umano, ma ne rappresenta anche l’estrema miseria». Nella breve meditazione Papa Francesco ha poi aggiunto: «Implorano pace le vittime delle guerre, che inquinano i popoli di odio e la Terra di armi; implorano pace i nostri fratelli e sorelle che vivono sotto la minaccia dei bombardamenti o sono costretti a lasciare casa e a migrare verso l’ignoto, spogliati di ogni cosa». Le spiegazioni razziste verso chi è in fuga sono sbagliate e ingannevoli, allontano dal bene comune più prezioso, la solidarietà.</p>
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