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	<title>Il Medioriente &#187; al-Sarraj</title>
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	<description>Fauda e Balagan. Un blog di Alfredo De Girolamo ed Enrico Catassi</description>
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		<title>IL SAHEL TRA IL SULTANO E GLI SCEICCHI</title>
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		<pubDate>Fri, 22 May 2020 00:49:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Libia. La guerra civile alle porte dell&#8217;Europa che nemmeno la pandemia riesce a fermare. Fallita la possibilità di una transizione democratica, alla caduta del regime di Gheddafi, lo Stato africano è sprofondato in una irreparabile implosione. Scatenando un conflitto senza quartiere, dove riaffiorano lotte tribali ataviche e pesano ingerenze esterne. Bruxelles non cambia atteggiamento, riproponendo la stessa tipologia d&#8217;intervento diretto: l&#8217;embargo. Altri attori internazionali si affacciano prepotentemente sulla scena. L&#8217;Egitto del faraone al-Sisi appoggia il generale Haftar e LNA (l&#8217;Esercito Nazionale Libico), al loro fianco lo zar Putin ha schierato l&#8217;organizzazione Wagner Group, ovvero mercenari. Meno appariscente l&#8217;intervento degli Emirati Arabi che offrono all&#8217;ex ufficiale del rais la copertura economica e una rete per assoldare guerriglieri, che si dipana dal Sudan al Ciad fino alle coste del Mar Mediterraneo. Sul fronte opposto il premier al-Sarraj e il GNA (il Governo di Accordo Nazionale) possono contare sull&#8217;aiuto, sempre più consistente, del sultano Erdogan che culla il grandioso sogno di ristabilire l&#8217;ordine dell&#8217;Impero Ottomano. Quest&#8217;ultimo intervento nel Sahel ha sostanzialmente cambiato le sorti dell&#8217;offensiva lanciata lo scorso anno dagli uomini di Haftar per conquistare la capitale, arenandola. Nel mezzo alla corsa per la spartizione della Libia e delle sue ricchezze, relegate ad un ruolo marginale, le potenze europee: divise e diffidenti l&#8217;un l&#8217;altra. Il doppio binario di Francia e Italia è l&#8217;evidenza di uno strappo non solo diplomatico. Con il nostro Paese più vicino all&#8217;esecutivo del GNA e Parigi a sostenere il fuoco di Haftar. Scelte che spingono Roma a collaborare con il signore del Bosforo, continuando, tuttavia, ad essere partner “commerciale” dei custodi della Mecca. Sia la Francia che l&#8217;Italia, pur divergendo, aderiscono alla missione europea Irini, che prende il posto della discussa operazione Sophia. A dirigere questo nuovo tentativo di tamponare il flusso illecito di armi è la Marina italiana, che a seguire dovrebbe lasciare il comando del presidio delle acque orientali al largo della Libia alla Grecia. Ma questo passaggio di consegne tra Roma e Atene preoccupa non poco Ankara: per l&#8217;alto rischio di vedersi bloccare i rifornimenti verso l&#8217;alleato. L&#8217;asse di Erdogan con al-Sarraj, suggellato nel nome della Fratellanza musulmana, è finalizzato a disegnare un corridoio nel Mediterraneo meridionale a scapito dell&#8217;Egitto, Israele, Grecia e dell&#8217;Eni. Nella distopia libica si susseguono giochi di sponda, guerra tecnologica, espansione economica e il sotterraneo lavoro dei servizi segreti: la lunga mano, nascosta e talvolta sporca, della geopolitica globale. Persino la liberazione di Silvia Romano nella lontana Somalia è una piccola mossa di una grande partita, ancora aperta.</p>
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