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	<title>Il Medioriente &#187; Abramo</title>
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	<description>Fauda e Balagan. Un blog di Alfredo De Girolamo ed Enrico Catassi</description>
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		<title>MISSIONE ABRAMO PER FRANCESCO</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2021 03:54:21 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Il primo viaggio evangelico di papa Francesco nell&#8217;era della pandemia è ormai prossimo, destinazione Iraq. Arrivo in Medioriente il 5 Marzo e ritorno a Roma il giorno 8. Tour dalle mille criticità. L&#8217;incontro con i fedeli a Baghdad, le tappe a Najaf, Nassiriya e Qaraqosh. La messa conclusiva domenica 7 marzo a Erbil. La parola sicurezza è quella che determinerà se il viaggio verrà cancellato o meno nelle prossime ore. Se così non fosse quello che ci attende è una visita in modalità Bergoglio, piena di messaggi dal forte valore simbolico. A partire dall&#8217;incontro interreligioso previsto presso la Piana di Ur, luogo della nascita secondo la tradizione biblica del profeta Abramo. Comune radice per cristiani, ebrei, musulmani e baha&#8217;i. Religioni monoteiste o del Libro e per estensione anche abramitiche. Non a caso il nome di Abramo è stato recentemente legato all&#8217;accordo di pace tra Israele e diversi Stati arabi, dal Marocco al Bahrein. Abramo identificato quindi come capostipite della fede. Per il Cardinal Martini: “primo esempio drammatico di obbedienza della mente”. L&#8217;altra lettura invece lo vuole espressione di totale asservimento che sfocia nella cieca schiavitù. Sono le due facce del modello Abramo, una che porta al dialogo e l&#8217;altra alla violenza religiosa. Quale di questi due percorsi ha intrapreso il Pontefice è noto. Come del resto ben sappiamo quale strada disseminata di sangue hanno lasciato in questi anni i seguaci del fondamentalismo jihadista. Due visioni opposte, quella del “Siete tutti fratelli” voluto da Francesco come motto-logo del viaggio apostolico e quella dello strumento delirante della “guerra santa” dell&#8217;Isis per rifondare il califfato. Un regno infernale da dove non solo i cristiani, quando hanno potuto, sono stati costretti a fuggire, dopo una millenaria presenza. E ai quali Francesco dedica questo pellegrinaggio dai tanti risvolti politici. Il faccia a faccia a Najaf con la massima autorità sciita in Iraq ovvero l&#8217;Ayatollah Sayyid Ali Al-Husayni Al-Sistani potrebbe aprire un capitolo nuovo nelle relazioni tra il Vaticano e il mondo sciita. Al-Sistani gode di ampia credibilità internazionale. Investito di una forte presa sulla popolazione, è considerato politicamente un moderato. Leader molto rispettato sia dalla comunità sunnita che curda, svolge un ruolo determinante negli attuali assetti politici dell&#8217;Iraq post Saddam Hussein. È stato di fatto l&#8217;artefice della caduta di due primi ministri Nuri al-Maliki e Abdel Abdul Mahdi, e il vero perno del governo di “transizione” di Ayad Allawi, nominato dalle forze di occupazione. Al-Sistani ha resistito, almeno per ora, al tentativo di essere marginalizzato da parte della corrente di Muqtada al-Sadr. Altra figura chiave dei giochi di potere a Baghdad. A capo dell&#8217;ala più militante. Ha lanciato la “resistenza” armata contro “l&#8217;invasore” statunitense e non teme l&#8217;Iran. Figura scomoda. Intanto, papa Francesco in questo periodo di lockdown e quaresima ricorda che “non si dialoga con il Diavolo”. </p>
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