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FINE CRISI GRECA

Atene è finalmente e ufficialmente uscita dalla crisi, ha presentato conti risanati e programmi di riforme apprezzate. È la fine del “commissariamento” dei creditori. La troika – Bce, Commissione europea e Fondo monetario internazionale – simbolo per eccellenza dell’austerità, esposto per 242 miliardi di euro nel salvataggio della Grecia, ha fatto il suo tempo e allenta il cappio, imposto dall’inflessibilità di Parigi e Berlino.
Nel Paese l’economia è ripartita di slancio: 1,4 per cento nel 2017 con la previsione del 2% per il 2018. Il tasso di disoccupazione è sceso al 19,5%. Sono passati dieci anni da quando il debito ellenico volava a 367 miliardi. Le cause del crack erano sostanzialmente i frutti di 40 anni di finanza creativa, trucchi contabili, clientelismo, evasione fiscale e spese pubbliche senza freni. Per non parlare di una olimpiade che dissanguò le casse, invece di generare profitti. È stata la crisi più grave dell’epoca contemporanea, con un debito cinque volte superiore a quello che nel 2001 mandò in default l’Argentina. Tragicamente persino il Partenone ha rischiato di finire all’asta. In questi anni la Grecia ha affrontato di tutto. La crisi economica ha messo in ginocchio il sistema sanitario e quello dell’educazione; si sono susseguiti terremoti ciclici e spaventosi incendi; è stata investita dall’emergenza migranti; ci sono state tensioni con la Turchia e una lunga trattativa diplomatica con Skopje per il riconoscimento, poco amato dai greci, della dicitura “Repubblica della Macedonia del Nord”.
Almeno stando agli ultimi sondaggi, l’attuale premier non ha molte probabilità di vincere le prossime elezioni nel settembre del 2019. Nei periodici rilevamenti Syriza, il partito di Tsipras, è in affanno. Per gli analisti demoscopici è attestato intorno al 25%, perdendo dieci punti percentuale rispetto alle passate tornate elettorali. Crollo anche per l’alleato di governo ANEL, gli indipendentisti non supererebbero nemmeno la soglia di sbarramento del 3%. In forte ascesa i conservatori di Nuova Democrazia, stimati al 37%. Numeri che potrebbero garantire al suo leader Kyriakos Mitsotakis la maggioranza assoluta in Parlamento e comunque la certezza di far parte del prossimo esecutivo che uscirà dalle urne, se il quadro non cambia. Aumento, contenuto, per l’estrema destra di Alba Dorata, al 9%. Il centrosinistra si presenta in blocco, sperando nella rinascita del Pasok, per attestarsi appena sopra il 10%.
Le ferite della Grecia sono state in parte sanate, la lezione è passata.